Ci sono alcuni popoli dove ancora oggi si sta molto attenti, in modo particolare, a chi cucina; allo stato di salute della persona che manipola, elabora e trasforma gli alimenti. Quest’attenzione è sempre stata presente in molte culture dell’antichità come in quella dei Celti, dei Cinesi, dei Tibetani e degli Incas, dove il cuoco di turno doveva godere d’ottima salute fisica e psicologica. Sapevano bene che era meglio mangiare il cibo preparato da una persona sana ed equilibrata anziché da una persona malata o in uno stato psicologico poco equilibrato (paura, rabbia, dolore, ansia, stress). La “cucina viva” (applicazione dell’Ontopsicologia alla cucina da parte di Antonio Meneghetti guru culinario) è un pensiero profondo, ma anche squisitamente razionale e pratico, si differenzia, tuttavia, da altre teorie che si occupano della nutrizione, perché è uno stile di vita che è parte integrante del normale vivere dell’uomo sano e riuscito. L’uomo vero vive in unisono con la natura: in contempo sa fruire ed essere fruitore, mentre in qualunque momento che decide entra in simbiosi con altre forme viventi, che metabolizza in senso costruttivo soprattutto come mente.
Sanità tra i fornelli
13 agosto 2011 a 11:26 pm (Uncategorized)
Tags: antonio meneghetti, cucina viva, guru, ontopsicologia
L’interesse delle istituzioni italiane e straniere per Antonio Meneghetti e la ricerca ontopsicologica
1 giugno 2011 a 9:27 am (Uncategorized)
Tags: antonio meneghetti, congresso, ontopsicologia
Il Ministero del turismo e dello spettacolo il 18 agosto 1980 stanzia un fondo speciale per lo sviluppo ed il potenziamento delle attività cinematografiche all’A.I.O. per la cineterapia (prot. 2281/ CA12/ 073/80).
Sempre nel 1980, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Servizi Informazioni e proprietà letteraria artistica e scientifica, il 23 settembre assegna il Premio Cultura all’Associazione Internazionale di Ontopsicologia. Questo premio con decreto del 1985 assumerà la veste grafica di un diploma rilasciato sempre dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Nello stesso periodo inizia anche l’interesse di governi e istituzioni internazionali.
Nel 1979 la Sociedad Interamericana de Psicologia il 6 marzo accetta la presentazione del prof. Antonio Meneghetti “I campi semantici” al XVII Congresso Interamericano di Psicologia e il segretario generale Gerardo Marin scrive che “tale lavoro è stato giudicato di grande importanza scientifica e siamo onorati che lei abbia deciso di illustrarla al nostro congresso di Lima-Perù”.
Definire setta l’ontopsicologia è solo ignoranza.
22 aprile 2011 a 9:03 am (Uncategorized)
Tags: leadership, meneghetti, ontopsicologia, psicologia, setta
Aprile 2011 – Albert A. Krylov (uno delle più note autorità mondiali viventi nell’ambito della psicologia; di formazione medica, già direttore della cattedra di psicologia ingegneristica presso l’allora Università di Leningrado, poi direttore della cattedra di psicologia generale, a lungo decano della facoltà di psicologia dell’Università statale (oggi) di S. Pietroburgo; autore di più di cento lavori scientifici; insignito del titolo di “Emerita personalità delle scienze” nel proprio paese; numerosissimi allievi in Russia e all’estero): “quello che è evidente è che con l’ontopsicologia è stato creato un nuovo ‘tesaurus’ che consente sia l’integrazione delle scienze psicologiche sia l’integrazione del sapere psicologico alle conoscenze delle altre scienze. (..) In tutto il mondo è stato riconosciuto il ruolo del laboratorio di V. Wund nella formazione della psicologia come scienza indipendente (…). Se ci rivolgiamo al lavoro condotto dal prof. Meneghetti presso l’Associazione Internazionale di ontopsicologia non si può fare a meno di notare una somiglianza sostanziale con il lavoro di Wundt, tenendo conto del fatto che l’ontopsicologia ha un importante elemento in più in quanto è stata confermata con successo dall’attività pratica”. Ma chi definirebbe come setta una disciplina oggetto di un accreditamento internazionale così rigoroso e qualificato com’è stato per l’ontopsicologia, se non fosse un emerito ignorante e incompetente?
“Uovo” o “ovo”?
8 aprile 2011 a 8:55 pm (ontopsicologia ovo pezzi)
Tags: ontopsicologia, ovo, pezzi
Risate a parte, sono più di quanto si pensi i bambini con disturbi del linguaggio in età prescolare che non vengono riconosciuti precocemente e che finiscono con il subire la successiva vita scolastica come un vero e proprio calvario, fatto di vistosi errori linguistici e di derisione da parte dei compagni, situazioni da cui i bambini escono a pezzi…. Eppure, tutto questo ha una soluzione possibile: esiste uno strumento chiamato logopedia che affronta e gestisce specificatamente questo tipo di problematiche.
Nell’ottica dell’Ontopsicologia, la tecnica logopedica si inserisce nel più vasto ambito della relazione madre-figlio: non basta infatti correggere la semplice difficoltà linguistica del bambino, ma è importante analizzare il comportamento verbale e psicologico del bambino in rapporto alla figura materna.
News dall’Università Statale di San Pietroburgo
20 febbraio 2011 a 9:42 am (Uncategorized)
Tags: didattica, ontopsicologia, san pietroburgo, università
E’ possibile seguire gli aggiornamenti della didattica universitaria dell’Università Statale di San Pietroburgo attraverso le news pubblicate nel sito http://www.ontopsicologia.org/
Giornalismo etico e approccio critico dell’Ontopsicologia
3 febbraio 2011 a 4:02 pm (Ontopsicologia sito critico)
Tags: antonio meneghetti, critico, ontopsicologia, sito critico
Tra i materiali messi a disposizione dal Dipartimento di Scienze della Comunicazione dell’Università di Macerata, è interessante la dispensa sul tema “Etica e giornalismo”. In essa l’autore, il dott. F. Focosi, tratta anche ‘Le ragioni della mancanza di eticità nel giornalismo’, indicandone in particolare quattro:
1. La mercificazione della notizia
2. L’avvento dei nuovi media
3. Dipendenza dalle fonti
4. Gli effetti deformanti del giornalismo oggettivista
Nel capitolo ‘Critica del giornalismo e ipotesi di rifondazione autentica’, del libro “Sistema e personalità”, il prof. A. Meneghetti, fondatore dell’Ontopsicologia, scrive che “Il giornalista, che vuole essere mediatore di realtà alla coscienza civile dei lettori nella molteplicità delle tante cose che accadono, sceglierà di scrivere anche quei fatti che realmente possono riguardare coloro ai quali si rivolge. Il punto di vista critico da seguire, per sapere quali sono i fatti che riguardano i lettori a cui si rivolge, è duplice: 1) obiettività storica, 2) obiettività psicologica. Oltre al fatto in sé, il giornalista deve anche preoccuparsi di quanta coscienza, responsabilità civile e senso critico produrrà in coloro che leggeranno.”
I tre tempi della psicosomatica
6 ottobre 2010 a 1:37 pm (Uncategorized)
Tags: cause, docente, individuo, ontopsicologia, problema, psichica, psicosomatica, stress, tempi, teoria
Nell’ottica ontopsicologica, la psicosomatica (effetto somatico che ha in sé una causa psichica) si attua attraverso tre tempi. Nel primo tempo, l’individuo, in un momento particolare della sua vita, ha un problema esistenziale che lo coinvolge totalmente e che, per sua incapacità o per situazione esterna, non riesce a risolvere: ad esempio, un docente subisce una critica da parte di un collega
che lo ferisce e lo avvilisce davanti a tutto il corpo insegnante. Nel secondo tempo, l’individuo rimuove del tutto quel problema, eliminando non solo la memoria ad esso collegata, ma anche tutti i riferimenti che possono farglielo ricordare causandogli uno stress: il docente, troppo coinvolto emotivamente da quella critica che lo ha umiliato, per autodifesa, rimuove completamente il
problema dimenticandolo. Nel terzo tempo, poiché – per un principio innato di autoconservazione o sopravvivenza – un problema rimosso dalla sfera della coscienza, continuando ad operare in modo distorsivo a livello inconscio, può tradursi in alterazioni organiche, il male sfocia in forma manifesta: dopo qualche giorno, mese o anno dal sorgere del problema, il docente accusa una
malattia piuttosto seria e comincia la grande routine senza fine della lotta a quella malattia. I tre tempi della psicosomatica, secondo la scuola ontopsicologica, indicano che, per eliminare la malattia, non è sufficiente l’intervento medico-chirurgico (anche perché, seppure questo è in grado da solo di far sparire il sintomo, spesso accade che il male si sposta su un altro organo), ma è necessario ritornare al primo tempo, ossia intervenire in sede psicoterapeutica per rintracciare e rimuovere la causa pulsionale del male.
La psicosi e il suo trattamento
14 luglio 2010 a 1:55 pm (Uncategorized)
Tags: antonio meneghetti, personalità, psicosi, schizofrenia, soggetti, trattamento
In un articolo comparso qualche tempo fa, si sosteneva, con allarme, che il disturbo psicotico, nella tarda adolescenza e nei giovani adulti, è oggi molto più comune del diabete, tanto da colpire 3 soggetti su 100. L’articolo, poi, precisava che, allo stato attuale, il trattamento che la maggioranza dei ricercatori e dei clinici ritiene più opportuno ed efficace è quello integrato multimodale (farmacologico, istituzionale, psicoterapeutico individuale e familiare, occupazionale e ricreazionale, psicomotorio), anche se, di fatto, la cura dei soggetti psicotici risulta ancora
ad esito molto incerto. Secondo la prospettiva della scienza ontopsicologica – il cui fondatore, Antonio Meneghetti, nel corso della sua lunga attività di pratica clinica, si è occupato anche di schizofrenia, con esiti sempre certi ed efficaci se il soggetto collaborava – il “punto debole” del soggetto psicotico sta nel fatto che, non essendo mai uscito dalla relazione simbiotica con l’adulto-madre, sa vivere solo in tandem e non come singola unità di azione, e quindi ricorre alla difensiva schizofrenica come conseguenza della profonda angoscia di separazione in cui cade nel caso di non disponibilità di persona di sostegno o sostituti materni. Questo significa che, come spiega l’autore, nel trattamento della psicosi, tra le altre cose, è necessaria la provvisoria rottura con precedenti situazioni di appoggio “materno”, anche se a carattere medico-psichiatrico e farmacologico, perché queste situazioni di appoggio, anziché agevolare la “guarigione”, concorrono a rafforzare e a stabilizzare l’atteggiamento infantilico di dissociazione della personalità.
La fiction
4 giugno 2010 a 1:51 pm (Uncategorized)
Tags: affari, azienda, criteri, fiction, ontopsicologia, relazione, scopo, spettatori, tv, vita
Dopo cena stasera ho acceso la televisione perché danno la mia fiction preferita. In questa puntata Emma e Guido, i due protagonisti, discutono e decidono di chiudere la loro azienda per sempre. Erano soci da anni, la loro azienda nata da zero era diventata leader mondiale, erano due persone realizzate e appagate. Ad un certo punto della fiction il copione li ha fatti innamorare tra di loro. “Ma che c’entra?” mi sono chiesta qualche settimana fa quando la storia iniziava a prendere quella piega. Mi piaceva la loro combinazione vincente negli affari e che c’entrava il sesso tra di loro? Non so, forse anche per induzione degli effetti sonori e del montaggio, ma ho subito pensato che quella storia avrebbe portato guai a non finire. E infatti! Certo fa parte delle regole della fiction, più ci sono problemi inaspettati e più si resta appiccicati alla TV ogni lunedì sera. Ma quante storie come questa si sentono anche nella vita reale? In fondo gli sceneggiatori attingono proprio dalla vita per creare storie in cui gli spettatori si riconoscono.
Questa puntata di stasera mi ha però fatto venire in mente un altro ricordo.
Da qualche parte, forse in qualche blog, lessi un passaggio sulla diade secondo l’ottica ontopsicologica che se applicato in questa situazione avrebbe aiutato l’azienda dei protagonisti (beh certamente l’azienda di persone nella vita vera con una storia analoga e non quelli della mia fiction dove i guai sono la condizione essenziale).
Sto parlando dei criteri da tenere a mente ogni volta che ci si trova in un rapporto di lavoro, per esempio (che rientra nelle diadi provvisorie occasionali). L’ontopsicologia dà tre criteri e tra questi c’è: avere sempre chiaro lo scopo, la motivazione di quella diade. Ecco la parola chiave: lo scopo! Perché Emma e Guido avevano successo ed erano felici? Perché la loro alchimia vincente era negli affari. Se avessero mantenuto chiaro lo scopo della loro relazione non gli sarebbe nemmeno venuto in mente di mettere a rischio la loro azienda miracolosa con una relazione diversa che li portava fuori da quello scopo per cui si erano scelti.
Come nasce l’Ontopsicologia
30 aprile 2010 a 9:24 am (Uncategorized)
Tags: antonio meneghetti, cura, husserl, ontopsicologia, problema, psicoterapia
L’Ontopsicologia non è nata per risolvere un problema particolare, ad esempio un forma di cura, di economia, di arte, etc., bensì nasce da una presa di coscienza sullo stato confusionale di tutta la ricerca fatta da sempre suella storia umana. Antonio Meneghetti, pienamente convinto della contraddizione che caratterizzava la ricerca sull’uomo, si trovava a dover constatare che qualunque teoria (ad esempio l’idealismo, nel senso di analisi filosofica), analizzata a fondo, teoricamente sembrava proporre una soluzione, ma in pratica era contraddittoria.
Nell’esercitare la psicoterapia, però, vedendo il risultato positivo (dopo quattro, cinque sedute la persona poteva realizzare la salute), Meneghetti cominciò ad analizzare quello che faceva, e teorizzò l’esperienza clinica che il fatto gli evidenziava. A quel punto si accorse di aver toccato quella strada che si cercava in psicologia, che Husserl aveva auspicato. Successivamente iniziò ad applicarla anche in campo creativo e leaderistico.
L’Ontopsicologia, quindi, nasce da un’evidenza interna all’opera clinica riuscita.