Recupero della logica dell’Essere

L’In Sé ontico si rivela, toglie tutti i fenomeni e si presenzia ecceità ontica, si scopre dio. L’individuo comincia un rapporto personale con ciò che è l’intimità individuale dell’Essere supremo: l’anima dialoga con dio. A questo livello di esperienza, il soggetto – pur vivendo biologicamente come tutti – ha un livello di coscienza in cui vive senza esistere: si esperisce l’essere senza esistere, come intenzione all’Essere.

Fobie alimentari

Nei trattati di psichiatria (DSM IV, Trattato di psichiatria del bambino di Ajuriaguerra, Trattato di psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza di Diatkine, Lebovici e Soulé) le fobie alimentari non sono classificate tra i disturbi dell’alimentazione, né tantomeno lo sono le dipendenze da sostanze psicotrope.
Ciò nonostante, gli autori d’indirizzo psicoanalitico citati nei suddetti manuali, sono pressoché tutti concordi nel rilevare, sia nelle diverse forme di disturbi alimentari, sia nelle tossicomanie, alcuni tratti distintivi comuni, riconducibili a fissazioni a fasi precoci dello sviluppo e, più precisamente, alla fase sadico-orale.
Nel presente lavoro, supportato dall’esperienza clinica, desidero illustrare che le fobie alimentari, presenti fin dall’infanzia, possono essere considerate, alla stregua di altri disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, come precursori di manifestazioni psicopatologiche successive, tra cui, oltre all’anoressia e alla bulimia e all’anoressia, le tossicodipendenze.

Università Statale di San Pietroburgo Facoltà Psicologia – Cattedra di Ontopsicologia

Il 27 maggio 2004 nell’Aula Magna del palazzo dei Dodici Collegi si è celebrata l’inaugurazione ufficiale della cattedra di Ontopsicologia alla presenza del Rettore dell’Università L. Verbitskaja, del Prof. Antonio Meneghetti e del Decano della Facoltà di Psicologia L. Tsvetkova.
Questo è stato il risultato di un lungo percorso di analisi e verifica dell’Ontopsicologia, sul territorio della Federazione Russa e nell’ambito della Facoltà di Psicologia dell’Università Statale di San Pietroburgo, durato ben oltre dieci anni.

Elenco dei dipartimenti della facoltà di Psicologia, tra cui il dipartimento di Ontopsicologia.

Pagina del sito della Facoltà di Psicologia dove viene descritto il programma di specializzazione in Ontopsicologia.

In questo link si trova la storia della costituzione della cattedrea di Ontopsicologia a partire dal 1998; si possono trovare inoltre notizie sugli scopi e i compiti della cattedra, il corpo docenti, le applicazioni e gli sbocchi professionali possibili dopo il completamento di questo corso di studi (consulenza psicologica individuale e di gruppo, consulenza organizzativa e di business, pedagogia, politica, diritto, psicologia dell’arte).
Inoltre gli studenti e i laureandi di questa cattedra hanno la possibilità di partecipare ai programmi scientifici e educativi organizzati dall’Ass. Internazionale di Ontopsicologia e anche di fare stage scientifici in Italia.

La fenomenologia di Husserl: dalla critica di Muriel Barbery alla sintesi ontopsicologica

È partito dalla Francia e, passando attraverso gli USA, proprio in questo periodo sta raggiungendo la sua massima popolarità anche in Italia, grazie all’antico ma sempre efficace passaparola: è il bestseller di Muriel Barbery, “L’eleganza del riccio”.
In questo post vogliamo approfittare di alcune critiche che l’autrice compie verso la fenomenologia husserliana per spiegare alcuni passaggi chiave individuati dall’Ontopsicologia in merito al grande “mistero” della coscienza.

In maniera provocatoria, la Barbery riassume tutta la fenomenologia ad un duplice interrogativo: qual è la natura della coscienza umana? Che cosa conosciamo del mondo?

 La coscienza, il salto dall’animale all’uomo

Tutti dicono che è la coscienza ciò che ci rende “superiori” rispetto agli animali, ma cosa significa realmente questo? L’autrice nel libro argomenta infatti come l’uomo di certo non migliora la sua condizione per il solo fatto di averne coscienza. In sintesi la domanda è: perché il fatto di avere la lucidità di essere oggetto di un puro determinismo biologico dovrebbe rendere l’uomo superiore rispetto ad un animale che, anzi, esegue questo determinismo risparmiandosi almeno il tempo e la fatica di ragionarci sopra? La consapevolezza cambia forse lo stato delle cose? La risposta sembrerebbe essere “no”.

L’Ontopsicologia offre un passaggio in avanti o, meglio, una via d’uscita a questo empasse sapientemente e brillantemente articolato dalla Barbery.
Il “determinismo biologico” di cui parla l’autrice rimanda a ciò che in Ontopsicologia si definisce ciclo biologico. Vivere secondo il ciclo biologico significa vivere per la ripetizione della specie, secondo la stessa ciclicità delle piante e degli animali. L’uomo a ciclo biologico è effettivamente un esecutore di un programma che, tuttavia, è pur sempre parte intrinseca all’ordine di natura, regolato da leggi eterne ed immutabili: conservare la vita e tramandarla uguale attraverso la propria generazione. Il rispetto di questo ordine elementare è infatti la condizione necessaria da cui deriva la salute e il benessere di base di ogni essere umano. A che pro dunque il fatto di possedere una coscienza?
L’Ontopsicologia individua nell’uomo il potenziale per poter saltare dal ciclo biologico a quello psichico ed è proprio in questo passaggio che la coscienza diventa il fattore critico che fa la differenza. La coscienza è l’opportunità per non vivere solo come animale biologico.
Ciclo psichico significa infatti evoluzione cosciente verso l’essere, essere coscienti cioè del link fra la propria esistenza di individuo e l’essere infinito rappresentato dall’eternità della natura.
Questo link è stato individuato da Antonio Meneghetti nell’In Sé ontico, il modo specifico in cui ognuno di noi partecipa con razionalità cosciente all’ordine naturale delle cose e che ci posiziona in questo mondo come emanazione diretta della realtà universale dell’essere. È la coscienza a fornire la chiave di lettura per vedere questo “passaggio” e per scegliere ed agire nel rispetto dell’identità fra ciò che è fuori e ciò che ogni individuo è dentro. È la coscienza di questa compartecipazione all’essere che fornisce all’uomo il suo fondamento ontologico, cioè il perché razionale del suo esistere.
Quindi è attraverso la coscienza di sé (la coscienza esatta)(2) che l’uomo ha l’opportunità di compiere il salto dal ciclo biologico dell’esistenza, inteso come semplice ripetizione di un ordine, al ciclo psichico, in cui si giocano in evoluzione creativa tutte le infinite variabili di novità che consentono il ricongiungimento con l’essere in questa esistenza storica. Da questo deriva anche il passaggio dalla sanità biologica di base ad un pieno superiore di realizzazione esistenziale.
In poche parole, è grazie al fatto di avere una coscienza che possiamo accedere anche attraverso lo strumento della razionalità al pieno dell’essere; è grazie alla coscienza se possiamo realizzare la tensione metafisica non in un indefinito “al di là”, ma nel qui e adesso della nostra storia e godere dei suoi risultati.

L’identità come criterio di conoscenza soggettiva esatta

Imparando a leggere le informazioni che l’In Sé ci fornisce, impariamo a vedere una fotografia esatta delle situazioni che viviamo, riusciamo cioè ad interpretare con precisione millimetrica cosa significa quella situazione per noi e come dobbiamo comportarci per ottenere il risultato ottimale. In poche parole, siamo esatti ed autentici.
In sostanza, la chiave di Volta per capire il reale è allinearsi alla guida di questo “faro” che è il criterio d’identità specifico di ogni individuo. In qualunque campo o settore opera, il soggetto riesce con successo perché sa leggere ed agire la segnaletica che proviene dalla guida “interiore” della propria identità: lei seleziona cosa sì e cosa no, poi l’individuo agisce ma non come mero esecutore, ma con la possibilità di un’azione creativa. Ecco perché il metodo Ontopsicologico trova una naturale applicazione in ogni settore in cui opera ed agisce l’essere umano. Non è all’interno di quella disciplina o di quel settore che è contenuta la chiave di Volta: è all’interno dell’uomo, nella sua identità, che c’è il pass-partout di riuscita… ed essendo un’emanazione diretta della natura, è universale e quindi valido nell’applicazione trasversale ad ogni campo, dall’economia alla politica, dalla medicina all’arte…una volta che conosco la legge di gravitazione universale di Newton, non ho bisogno di andare sulla Luna per sapere che valore ha l’accelerazione di gravità, perché conosco la legge generale che regola il fenomeno.

per informazioni visita il sito dell’ontopsicologia e antonio meneghetti

Decodificare il linguaggio del progetto di natura

In concreto, come si arriva a leggere questo progetto?
È l’Ontopsicologia che per prima ha scoperto che esiste questo modo o forma o principio intelligente che la natura pone in ognuno di noi: l’ha chiamato In Sé ontico e, con il rigore del metodo scientifico, ha codificato il modo per identificarlo. Se viene dalla natura, bisogna capire come questa comunica e si esprime. Ed ecco l’altra originale scoperta dell’Ontopsicologia: il campo semantico, cioè il linguaggio elementare che usa la vita fra i suoi “giocatori” e che, una volta decodificato, permette di leggere direttamente questo progetto…ed ecco cadere il mistero, esattamente come accadde con la scoperta della chiave di interpretazione dei geroglifici!
Cosa significa in concreto l’esistenza di questo progetto?
Proviamo a pensare a quando ci siamo sentiti rimproverare, magari nell’adolescenza, di essere degli scriteriati…quando qualcuno usa questa parola, sottintende il fatto che c’è un parametro che sempre ci guida nelle nostre scelte e nei comportamenti…ci chiediamo mai qual è questo criterio? Ce ne accorgiamo come, momento per momento, parametriamo la nostra esistenza? Come ogni nostra cellula, così anche noi individui possediamo un criterio di natura – l’In sé ontico, appunto – che ci caratterizza e ci distingue l’uno dall’altro, e che rappresenta un’intelligenza che sa cosa nel mondo circostante è per noi e cosa no, che sa fare selezione fra cosa ci interessa e ci rende “di più” e cosa invece ci sminuisce. Questo nucleo di cui siamo portatori è ciò in base al quale si definisce cosa ci appartiene, con cosa siamo naturalmente in relazione, cioè è il criterio in base al quale si definisce l’esistenza di ognuno di noi e quindi tutto il mondo acquista un senso…specifico per ognuno di noi!

Alla ricerca del proprio seme “interiore”

Ebbene sì, abbiamo la prova provata che l’esistenza ha un senso che è scritto dentro ognuno di noi…e niente Dio, niente paradisi felici nell’aldilà, perché questo “seme” vuole la realizzazione qui, su questo pianeta, nell’arco di vita che ci è stato messo a disposizione.

Si tratta di sapere e di voler scegliere ciò che è conforme a questo progetto su cui si struttura la nostra identità: esattamente come il seme, anche noi per fiorire abbiamo bisogno di specifiche interazioni metaboliche con l’ambiente: anche se le condizioni non sono quelle ottimali, la natura ha molteplici possibilità di adattarsi. L’importante è sapere di essere quercia! Il problema infatti nasce quando io non so di essere quercia e mi adatto ad essere la prima cosa che conviene…vogliono mele? Mele avranno… “Sì, sono un melo!”. Bè, questo non è adattarsi, questo è tradire la propria identità di natura… Ci si adatta con intelligenza quando si conosce la propria identità e si sanno sfruttare tutte le variabilità delle circostanze in maniera congrua al proprio principio di natura.

Ma se io non ho capito che seme sono, allora c’è la sofferenza e la frustrazione, si vive una tragica commedia dell’assurdo e la cosa peggiore è che ci si convince che la vita in sé sia così. Tutto questo invece succede perché non sappiamo: non sappiamo che dobbiamo imparare a leggere che seme siamo, cosa la natura ha progettato per noi. Si soffre perché non sappiamo che la natura ci sta chiamando per servire questo progetto, ma che noi non siamo in grado di ascoltarla…e a volte non lo vogliamo… Ecco perché è primario sapere che esiste questo ordine e conoscerlo: se gioco a calcio senza conoscere le regole del gioco, non importa che io sia un potenziale fuori classe perché al primo fallo vengo richiamato e poi eliminato…il fatto di giocare senza sapere di certo non mi scusa davanti al rispetto della correttezza del gioco.
È questo quello che succede alla cellula quando si trasforma in neoplastica: l’originale programma di natura “salta” e la cellula impazzisce letteralmente uscendo da quel fantastico ordine che tiene insieme tutto l’organismo. In sostanza il tumore nasce perché qualcosa va storto mentre la cellula fa il suo percorso di differenziazione…perché a quella segnaletica di natura si sovrappone un’altra segnaletica che fa saltare tutto il sistema…

L’identità in ontopsicologia

Cosa ci viene in mente quando pensiamo alla parola identità?
Forse il primo pensiero va al nostro documento d’identità…che sia la carta, la patente o il passaporto poco importa, il punto è che è ciò che specifica chi siamo, che permette agli altri di riconoscerci e, allo stesso tempo, di poter associare alla nostra persona tutto ciò che ci appartiene.
Beh, questa è l’identità secondo la società e lo stato e senza la quale ci sentiremmo come dentro una commedia pirandelliana, come tanti novelli fu Mattia Pascal…ma quanti di noi sanno che c’è anche un’identità di natura?
Basta pensare alla biologia del nostro organismo: gli svariati miliardi di cellule di cui siamo composti nascono tutte quante indistintamente da un’unica cellula originaria. Dal suo moltiplicarsi, accade che ogni cellula si sviluppa secondo quella che è la propria identità, cioè si differenzia acquisendo una specifica funzione, per andare a rivestire un ruolo specifico nell’organismo: un neurone, una cellula cardiaca, una cellula del sangue e così via. È assolutamente sorprendente scoprire come ogni cellula, quando è ancora indifferenziata, segua una precisa “segnaletica” biologica, fatta di contatti e interazioni con specifiche cellule e molecole, che le permettono uno sviluppo e una “specializzazione” conforme a quello che sarà il ruolo finale che è chiamata a svolgere.
Quindi tutte le cellule rispondono alle leggi universali del funzionamento biologico, ma ogni cellula partecipa della sinfonia suonata dall’orchestra del nostro organismo con una precisa modalità: come un neurone comunica e interagisce con l’ambiente circostante è diverso da come lo fa un globulo rosso o una cellula della tiroide.
La natura quindi prevede una programmazione generale che poi si declina in ogni cellula in maniera specifica: quando tutto si svolge correttamente, cioè secondo l’ordine previsto e impartito dall’intelligenza di questo maestro d’orchestra che è la natura, secondo i suoi dettami e i ritmi da essa scanditi, l’individuo è sano e in salute.

BOOK: SYSTEM AND PERSONALITY

This fourth edition of the work update and supplements talks given in various parts of the world, ushering in incisive life experiences that provide concrete guidelines for the best social operators.
From Sao Paulo to New York, from Moscow to Milan, from Beijing to Berlin, from Paris to St. Petersburg, the Author provides a live, insider’s view of analyses and guidelines meant for experts, as well as responsible, capable men and women. A reading of the work provides a practical introduction to the fact that economic policy is nothing more than the acts of those who win and not those who vote. Knowing how to play the values of being within the stereotypes of the system, keeping the player within the realm of responsible ambivalence is the principle of any real man in history, running parallel with the eternal. In the present-day literary universe in Europe and the United States, there is nothing similar or comparable to the established practice which the Author sets forth: established because, to date, none of the analyses or indications which he proposed three to six years ago have been belied by any facts or situations that have occurred or been defined since.

Antonio Meneghetti
Year 2007 (1st ed. 1991)

la psicotea

La psicotea è una proiezione psico-ambientale costruita scenicamente e teatralmente all’unico scopo di precisare agli spettatori la linea di azione di un complesso ed operarne l’abreazione.

È la proposta, mediante una scena teatrale di circa un’ora, di come la psiche fa spettacolo, fenomenologia.

Ogni giorno noi facciamo teatro: la nostra coscienza è un teatro. Abbiamo due specchi di riflessione: quello della coscienza (quando pensiamo e facciamo razionalità) e quello dell’inconscio (il sogno). Il sogno è il teatro dell’inconscio. Ognuno di noi la notte va a teatro, ma non capisce la scena, il dramma. Noi stessi siamo il regista, il soggettista, il compositore, l’attore, la vittima, eppure non capiamo questo teatro.

Per logica intrinseca dell’inconscio e della selezione tematica dei complessi e degli stereotipi di fatto operante, tutta la tematica del teatro è costretta a rifarsi al copione del Super-Io, cioè alle condotte esterne che hanno deprivato qualunque uomo dall’allaccio immediato con l’interazione ontica.

La fenomenologia dei complessi e della patologia psichica è fissa, standardizzata, quindi comprensibile in ogni fase esistenziale (dunque teatrale) dell’individuo, ed addirittura prevedibile nelle sequenze successive. In termini teatrali i complessi sono “copioni” che gli uomini vivono credendo di esserne gli artefici ed essendone, invece, gli ignari attori-esecutori. Essi sono copioni tragici che concludono sempre con la sconfitta dell’uomo; il teatro ripropone questi stessi copioni fallimentari.

Nell’ottica ontopsicologica, invece, il teatro deve essere vivo, cioè deve rispecchiare la complessità e la dialettica di situazioni che tutti viviamo. Il teatro non deve essere solo lo specchio della vita. Può evidenziarsi un teatro che sappia rispecchiare la realtà dell’inconscio. Esso, indirettamente, deve indicare anche quale potrebbe essere l’alternativa e dare il protagonismo alla valenza dell’In Sé, anziché ai complessi e alla matrice riflessa

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